
Se fossi un bimbo Africano…
Ma per fortuna o purtroppo lo sono..
Oggi dovrebbero arrivare dei bianchi, per comodità li chiameremo wasungu, è come se un bianco mi chiamasse negro, se lo dici sorridendo non ti ridanno niente, non sono molto furbi questi missionari.
Chissà cosa vorranno, ne sono passati tanti, ci sono libri pieni di firme di queste persone che vengono qui dicendo di volerci dare una mano, probabilmente in qualche modo riesco a farlo, dopo tutto io sono storpio, dieci anni fa i miei genitori mi avrebbero ammazzato al momento della nascita, invece eccomi qui, ospite in questa missione, insieme ad altri che come me, non hanno solo il problema della fame, della sete e dell’AIDS.
Siamo tutti orfani, per qualche motivo che nessuno mi ha spiegato i miei genitori non hanno voluto tenermi con loro, so che questa cosa è una malattia che non esiste solo qui da noi, anche se mi auguro che almeno dalle altre parti del mondo sia meno diffusa, noi siamo tantissimi.
Spero di non fargli schifo, spero che vedendomi non vogliano scappare come hanno fatto i miei genitori, al quale mica posso dare tutto le colpe, anche loro soffrono come tutti gli altri.
Spero anche che non siano qui per parlare di crescita però, dopo tutto è una speranza per me, non una sicurezza, preferisco quindi vivere a pieno questo momento, non quello che arriverà domani.. Se arriverà.
Eccoli! Fortunatamente sono arrivati, ero stanco di pensare finalmente sono qui è potrò guardare con i miei occhi cosa capiterà.
Sono tantissimi, non me ne aspettavo cosi’ tanti, di solito sono quattro o cinque, questi sono molti di più, forse quindici, scusate ma non ho mai scoperto se la matematica potesse essere il mio forte.
Chiamo gli altri bambini e ci gettiamo a recuperare le loro valigie per aiutarli e farli sentire a casa.
Che poi valige? Queste sono giganti, quanta roba si sono portati, come minimo devono aver svuotato tutta la capanna per riempirla tutta, io nemmeno se ci metto dentro tutto le cose che ho trovato per strada riesco a riempirla.
Parlano una lingua strana, spero imparino velocemente la nostra, Baba ci ha spiegato che vogliono giocare con noi, dedicarci un po’ del loro tempo, chissà se vorranno essere pagati, magari appena vedranno che non abbiamo niente torneranno a casa loro, oppure ci faranno lavorare per ripagarsi quello che hanno fatto per venire giù.
Ho visto tante persone lavorare in capannoni grandi, che i bianchi hanno aperto per fare in modo che la gente possa guadagnarsi da vivere.
Come se quello che gia abbiamo non ci basti, certo non ho sempre mangiato polenta bianca, ma sono sempre stato bene, un signore mi ha detto che vicino al suo villaggio addirittura si muore di fame, io sono già fortunato.